Immagine la vita

Scritti di Carlo Vincenti

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Figurazione del numero, dattiloscritto originale dello stesso Carlo Vincenti contenente note sulla numerazione pitagorica – Aritgometria – e appunti personali

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Quasi le parole scritte debbono essere lette col pensiero. Non hanno pronuncia – debbono scorrere libere sotto gli occhi – … Una prospettiva di silenzio e immagini a incastri – costruzioni quasi a mosaico… la parola prospettico evocativa – il silenzio del pensato (non pronunciato) trova il suo significato metamorfico nella voluta mancanza della punteggiatura. Il fine sarebbe che il silenzio di questa poesia letta col pensiero penetrasse sempre diversamente nell’interiorità – giocando ambiguità – evocazioni contenuti di per sé assenti e insieme presenti. – Roma, 4 dicembre 1975

[ introduzione alla raccolta di poesie “dal repertorio uno”, edita da Galleria Miralli nel 1975, edizioni successive La Caravella Editrice, Viterbo, 2007, GB editoriA, Roma, 2018 ]

I lavori di grafica vogliono essere qualcosa d’immediato come fatto esecutivo.
Delle quattro figure dipinte la prima è senza titolo, non numerata e quindi fuori Repertorio Tre, ma punto iniziale per lo svolgimento di una ricerca che si identifica nelle tre figure suc­cessive ciascuna delle quali è individuata da una singola nu­merazione. Tutte e tre le figure sono intitolate L’ULTIMA FIGURA (dal Repertorio Uno – D’Acquetta) secondo un tentativo pittorico portato avanti da un attributo di queste visioni che è l’ampu­tazione figurativa della bocca. Il tracciato originario delle quattro immagini è nato da linee che volutamente tralasciano la rappresentazione della cavità orale, come si riscontra in diversa arte primitiva, in P. Klee, Legèr, Ortega e altri contemporanei che forse hanno avvertito in senso opposto il “Perché non parli?” Michelangiolesco.

‘Incontri viterbesi’, Viterbo, 1973

Un mago nei campi avrà preparato la colazione per te:
un treno imbandierato, una giostra, un vestito rosa, la polvere su una vecchia cartolina illustrata del castello in rovina.
Era quella lontana mattina del lontano agosto del ’63. Ora buon 1978. Roma, 30/31 dicembre 1977

[ dedica a Maria De Santis sul retro dell’ autoritratto su carta – Vedi ‘Ritratti e Volti’ n. 5] ( Carlo muore il 6 giugno del 1978 )

…Andare in una nuvola e non trovarvi nulla. Il vuoto mi ha annientato.
[ diario, 3 maggio 1978 ]
… Davanti al mare il cerchio si chiude e dilaga la marea. Tu solo rimani fedele alle tue fantasie più remote sostando nel tuo Essere. Nulla accade a caso nel mondo. C’è un piano prestabilito e provvidenziale. Davanti a me una landa desolata rigurgita sensazioni amorfe in un durevole imbambolimento. Nuvole trascurate dal vento si fanno ghiaia che calpesto.
[ diario, 13 maggio 1978 ]

…Avrei diritto ad essere preso in considerazione dopo tanti anni di ricerche e di
lavoro nel campo della pittura. Ma con la pittura come in ogni amore
c’è anche dell’odio da parte mia.
[ da una lettera a Mons. Dante B. ]

DURATA DEL TEMPO
Qui ho conosciuto la finzione e l’incanto del grigio. D’Acquetta mi dava da bere il suo limpido succo di carne che tenevo dentro di me prezioso. Lo ricordo nelle labbra come l’ala di un pipistrello elettrizzato e fugace dov’è successo di avere per Anello solo un’isola mentre abbandonavo il grigio di una città antica verso l’addio. Quante lacrime come cristalli deformanti la realtà.
vedi ‘Disegni e Acquerelli’ n. 14 ]

FRAMMENTO / RECUPERO
E’ solo una cosa di puro argomento materico: la scelta politica e la non scelta, cioè l’indeciso.
Esistono due modi di essere che si potrebbero paragonare soltanto a ciò che è carta, al suo senso: il perché esiste, non certo un particolare tipo di carta. In alcune condizioni alterate dal punto di vista psichico non è detto che si debbano necessariamente, secondo un vecchio concetto borghese, commettere solo errori. Né si è vittime di puri e semplici equivoci con se
stessi se uno dei tanti, e si sa di chi si parla, solamente facendo a pezzetti un foglio di carta ha scoperto la verità. Spiegando meglio si potrebbe intendere e sottolineare – il si riflessivo nel senso della declinazione – che si scopre qualcosa. …Nel movimento Dada nato agli inizi del secolo è stato un famoso pezzo di carta scritto o no – non ha importanza – fatto a pezzetti, cioè strappato, a fare una definitiva e unica scoperta. Volendo esprimere un giudizio e un paragone, distruggere un foglio di carta disegnato, scritto, o scarabocchiato di appunti e sciocchezze, diventa qualcosa. Se il noto artista Dada lo scoprì per puro caso ma a mente lucida – notando la disposizione degli stessi frammenti come erano caduti per terra – un giovane di oggi di che magari tenta di ricordare, un episodio del tutto analogo lo ha vissuto, per dire, sperimentato, in una sfera allucinatoria che erroneamente si vorrebbe identificare in una determinata scelta politica ed oltre tutto definita sbagliata. C’è gente che non ha coscienza – condizionata dal sistema sociale che non è degno d’essere giustamente giudicato – di un gesto solamente quotidiano. Chi ha coscienza del momento può essere, al limite, colui che senza alcuna decisionalità politica tenta di distruggere qualcosa e i mezzi sono due: quel pezzo di carta è un errore, quel pezzo di carta non ha né senso né utilità, come il numero di telefono di uno sconosciuto. Due modi di capire un foglio di carta fatto a pezzetti e gettato a terra. Nel primo caso è una rivelazione – anche disinteressata – ma anche nel secondo cambia solo lo stato d’animo, dopo un lungo arco di tempo.
Un terzo motivo è riferito a ciò che serve – non sembri assurdo – a ricordare meglio, perché distruggere una qualsiasi cosa serve in questo senso a farla ricordare a se stessi: in quale luogo? Reale o no?

” Frammenti di carta”, su ‘Ipotesi’, Viterbo, agosto/settembre 1977
vedi fotografie n. 10, appunti ]

FRAMMENTO/RECUPERO/REPERTORIO
Un repertorio autonomo di significati per un discorso che vorrebbe essere fedele ruolo dell’elemento virtuale esige una volontà di realizzarsi sulla qualità dello spettro tirando ad indovinare le due dimensioni un’esistenza che da realtà plausibile diventi ordine progressivo di immagini. Una durata di tempo consuma un arco di momenti successivi. E’ opportuno ripercorrere un itinerario numerico di verifica del linguaggio.