Il punto più alto della parola-immagine Vincenti lo raggiunge nel 1976 con la sua “Via Crucis”, concepita e realizzata nella chiesa dei SS. Valentino e Ilario di Viterbo, parroco il suo amico don Armando Marini. Per una chiesa erano state progettate ed eseguite, ma non saranno mai esposte fino al 1984, presso la Galleria Miralli (presentazione di Italo Mussa). Qualche anno dopo, nel 1987, saranno in mostra nella chiesa per la quale erano state realizzate, sempre a cura della Galleria Miralli (presentazione di Ferruccio Ulivi). Nel 1992 vengono presentate alla V Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, ‘Beata Passio’ (a cura di Enrico Crispolti).

Le quattordici stazioni della Via Crucis di Carlo Vincenti propongono testi scritti che assumono il valore e la forza d’immagini. Parole e colori come testimonianza di fede, testamento spirituale e disperata speranza.

Realizzata su pannelli truciolari, ripercorre la Passione in maniera totale, fa comprendere con le parole e ribalta il concetto di rappresentazione visiva del sacrificio estremo di Cristo. Le tavole obbligano alla riflessione, leggiamo e insieme percepiamo, quasi sentiamo il dolore e la sofferenza nel silenzio mistico di una chiesa. Gli stessi colori ci parlano, quasi escono dalla tavola e comunicano con pennellate cariche ed elaborate.

TAVOLA N. 1: [La Condanna a morte del Cristo]    “Si comincia a vivere quando si comincia a morire”

La ‘croce-patibolo’ su giallo, colore solare corrisponde appunto al sole, alla vita, all’Amore di Dio che anima il cuore. L’oro, la rivelazione. Il bianco rimanda al candore, alla luce, sapienza divina, luce eterna, ma anche all’innocenza del condannato. La scritta si riferisce chiaramente alla vera vita dopo la morte.  

TAVOLA N. 2: [Viene posta la croce sulle spalle del Cristo e degli altri due condannati]    “Siamo pronti a morire”

La croce è ancora bianca, colore della divinità e, nel caso della condanna del Cristo, dell’innocenza, la scritta è in giallo, colore dell’oro, della rivelazione. C’è quindi un’inversione di colori rispetto alla tavola precedente. Attorno alla croce compaiono macchie gialle che richiamano il colore della scritta, come rugiada che scende, Verbo che si rivela.

Testo tratto dal secondo libro dei Maccabei (2Mac 7,2): Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: ‘Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi’.

TAVOLA N. 3: [La prima caduta di Gesù]    “Non fate lutto e non piangete”

Prevale il colore rosso, l’amore divino, il sangue, la passione, il sacrificio e la rigenerazione, la forza. Un’altra croce è capovolta, una freccia che indica in basso, la caduta, la morte. Il giallo rimane nelle macchie attorno alla croce, nella sofferenza si affaccia la luce della rivelazione.

L’invito a non piangere quasi ci fa vedere la partecipazione dei seguaci di Gesù.

Dal libro di Neemia  (Nee 8,9): Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: ‘Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!’. Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.

TAVOLA N. 4: [Gesù incontra sua madre]    “E disse dignitosamente”

Scritta e croce in nero. L’errore, il lutto, l’oscurità, l’opposto del materno venire alla luce, ma anche il colore della sintesi universale, dell’assenza e della presenza di ogni cosa, del mistero e dell’ignoto. Il giallo e macchie di rosso attenuato sullo sfondo della croce mescolano la luce della rivelazione e la sofferenza dell’uomo verso la rigenerazione. Giallo e rosa, appunto.

Alla speranza si riferisce la fonte, stesso capitolo del secondo libro dei  Maccabei (2Mac 7,11): e disse dignitosamente: ‘Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo’.

TAVOLA N. 5: [Gesù è aiutato] “Mise fuori prontamente la lingua”

Scritta e croce in giallo, più chiaro, quindi di nuovo il sole, la luce, la fede, ma anche il coraggio. Le parole ci rimandano alla sofferenza, allo sforzo e, appunto, al coraggio. Il quadrato che racchiude la croce risulta meno preciso, come un’esitazione, un tentennamento rispetto alle parole della scritta. Il bianco, cioè la sapienza divina, appare insieme al rosa, l’uomo rigenerato che riceve la santa Parola.

Sempre dal capitolo 7 del secondo libro dei Maccabei (2Mac 7,10): Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise  fuori  prontamente la lingua e stese con coraggio le mani.

TAVOLA N. 6: [La Veronica]   “E stese con coraggio le mani”

Di nuovo il bianco, il principio femmineo, la luce increata e la sapienza divina. Ma c’è anche il candore della donna e del panno col quale asciuga il sudore, allevia. Il volto della Veronica, stilizzato nella dimidiata in alto a destra, presenta un’aura di giallo, la spiritualità. La citazione rimanda in questo caso alla stessa Veronica che si avvicina. Le macchie di giallo attorno alla croce sono attenuate dal bianco, anche candore, purezza.

La fonte è la stessa della tavola 5 (2Mac 7,10): Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani.

TAVOLA N. 7: [Gesù cade per la seconda volta]     “Da Dio ho queste membra”

Di nuovo il rosso, la sofferenza per il raggiungimento dell’amore divino. Sulla destra la croce-patibolo rovesciata, una freccia, indica chiaramente la caduta. Il giallo rimane sul fondo della croce: dietro il simbolo della sofferenza c’è la luce della rivelazione.

La citazione è ancora dal secondo libro dei Maccabei  (2Mac 7,11): e disse dignitosamente: ‘Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo’.

TAVOLA N. 8: [Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme] “Andate mangiate e bevete vini dolci”

L’invito a non rattristarsi e avere coraggio è però scritto in nero, rimando immediato al lutto, ma, come nella tavola n. 4, è anche il colore dell’assenza e della presenza di ogni cosa, del mistero e dell’ignoto. Il bianco compare solo nelle macchie che contornano la croce, la sapienza divina che si manifesta, ma può anche rappresentare il candore, l’innocenza come opposti al pianto delle donne, al buio.

Dal libro di Neemia (Nee 8,10):  Poi Neemia disse loro: ‘Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza’.

TAVOLA N. 9: [Gesù cade per la terza volta]  “Perché tutto il popolo piange”

Torna il rosso, l’amore divino, la passione, ma anche il sangue inteso come vita, quindi caduta come futura rinascita. Il giallo sullo sfondo della croce risulta più forte.

Sempre dal libro di Neemia (Nee 8,9): Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: ‘Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!’. Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.

TAVOLA N. 10: [ Gesù è spogliato delle vesti]  “Tu o scellerato”

Il giallo, la luce rivelata, che esalta il Cristo anziché umiliarlo. I punti che contornano la croce ora sono rossi: sempre amore divino ma anche imminente sofferenza e forza verso la resurrezione.

Ancora dal secondo libro dei Maccabei (2Mac 7,9): Giunto all`ultimo respiro, disse: ‘Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna’.

TAVOLA N. 11: [Gesù è inchiodato sulla croce]  “Ci elimini dalla vita presente”

Domina il bianco che è luce, candore, purezza, ma ricordiamo che, contenendo in sé tutti gli altri colori, unisce la totalità e segnala passaggi di stato: un nuovo inizio. Più che la sofferenza è quindi esaltata la nuova vita. Il supplizio e la forza del fuoco celeste dell’Amore li possiamo leggere nei punti rossi che contornano la croce.

La fonte è la stessa della stazione precedente (2Mac 7,9): Giunto all`ultimo respiro, disse: ‘Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna’.

TAVOLA N. 12: [Gesù muore in croce]  “ INRI “

Il titulus crucis in nero riporta al lutto e all’umiliazione, ma anche al mistero di ciò che non si conosce. Il giallo delle croci dei condannati li porta tutti allo stesso livello, il sole, la luce, la rivelazione, la fede e il coraggio per tutti e tre. Le macchie sono ora dei cerchi più precisi, una rossa, insieme con altre due viola, sono accanto alle croci. Quest’ultimo colore è ovviamente associato al lutto nella liturgia, ma è anche meditazione, amore della verità, transizione, nobiltà. La croce centrale del Cristo è segnalata da altri due cerchi rossi in basso. In alto a sinistra un volto stilizzato, ottenuto da due semicerchi che formano una mandorla mistica, una delle figure più importanti della geometria sacra. Simboleggia la santità del Cristo ed è il punto d’incontro tra il mondo dello spirito e quello della materia. Questa figura è chiusa dalla croce latina, non più patibolo, sofferenza, ma amore divino rappresentato dal rosso del contorno e delle macchie.

TAVOLA N. 13: [Gesù è deposto dalla croce] “Questa scrittura che voi avete udita”

Il nero è il lutto, la morte e, come detto, anche assenza/presenza, ignoto. La croce è rovesciata, la scesa, la deposizione; il giallo della luce come forza è attenuato, le macchie bianche segnalano la purezza che pervade il momento luttuoso perché sarà superato dalla rinascita.

Dal Vangelo di Luca  (Lc 4, 21): Allora cominciò a dire: ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi’.

TAVOLA N. 14: [Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro]   “Su Giù”

Le parole dunque rimandano alle Scritture, ma evocano, con i colori e i segni, i momenti di quel sacrificio estremo fondamentale per il cristiano. Accompagnano la liturgia, urlano, abbracciano nel dolore e si rivolgono al fedele per guidarlo e incoraggiarlo.  L’ultima tavola rappresenta la sintesi della speranza. La luce e l’oscurità sono separate dalla linea diagonale nera, le croci sono di nuovo due frecce, la Resurrezione segnalata dal giallo della luce e il bianco della purezza che appaiono come occhi. Il sepolcro, la morte, è un contrasto tra il bianco della freccia che indica il rettangolo verso il basso, anch’esso bianco, forse l’accesso al sepolcro. Dall’angolo parte la freccia verso la Resurrezione. Il viola, il lutto nella liturgia, ma anche amore della verità, è steso lungo la diagonale della sepoltura, come una sindone.

La sintesi morte/resurrezione è una geniale invenzione di Carlo, uomo di fede che quasi ritrae se stesso, in quel rettangolo, sotto la perentoria e, per lui premonitrice, freccia rivolta verso il basso.  Perfetta chiusura con la tavola n. 1 “SI COMINICIA A VIVERE QUANDO SI COMINCIA A MORIRE”.

Fabio Vincenti, 2018

Testo di riferimento per la simbologia dei colori:  Frédéric Portal (1804-1876), Sui colori simbolici nell’Antichità, nel Medioevo e nell’Età moderna, Luni editrice, 2017.